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30 Jul

Italia

Le 10 domande di Eurochocolate a Berlusconi

Giuseppe D’Avanzo, la penna inquisitoria di Repubblica, non ha proprio capito niente. Inutile star lì a menar domande su Noemi, sulla salute mentale o sulle presunte bugie del premier. Ecco le nuove temutissime 10 domande rivolte a Berlusconi. Le hanno fatte gli organizzatori di Eurochocolate, che, dopo questa geniale trovata pubblicitaria, sono già nella fervente attesa di una querela.
 
1)Che cioccolato preferisce: Latte o Fondente?

2)Ha mai regalato una scatola di Baci?

3)Che Italia sarebbe senza Nutella?

4)Una tazza di Cioccolata: con panna o senza?

5)Una Sacher a Vienna: l’ultima volta con chi?

6)Si ricorda del suo primo Gianduiotto?

7)Cioccolata di Modica: vaniglia o cannella?

8)Cioccolata a Palazzo Grazioli: abbinata a Rhum o Grappa?

9)Esiste una pianta di Cacao nei giardini di Villa Certosa?

10) Verra’ al prossimo Eurochocolate a Perugia dal 16 al 25 ottobre?

Copyright: L’ammazzacaffè

 

C’è chi sa ancora sorridere, nonostante tutto

C’è chi sa ancora sorridere, nonostante tutto
Questa è la dolcissima signora che ci ha ospitato a Srebrenica. Di lei so molto, ma non il nome (già faccio fatica a ricordare quelli italiani, figuriamoci gli altri). Se ci fosse un esame per diventare la perfetta nonna italiana, lei lo passerebbe a pieni voti.Nei balcani è sempre difficile sedersi a un tavolo e non ingerire carne. Perfino nelle colazioni ipercaloriche che preparava: patè al pollo (tracce dell’animale vagamente rinvenute all’interno), wurstel di pollo, salsicciotto di pollo. Niente bacon, ovviamente, perché contrario al divieto islamico sul maiale. Il tutto seguito da un buon caffè bosniaco, l’unico buon caffè non espresso mai assaggiato in vita mia.
 
Ci parlava solo nella sua lingua. Io ero preposto alla comunicazione con lei, una comunicazione spesso a gesti, ma di sicuro affiatata.
 
E’ rimasta sola, ci aveva detto già il primo giorno. La guerra, anzi il genocidio, si è portato via marito e figlio. Sua nipote studia inglese all’università di Tuzla, la città dove molti profughi di Srebrenica si sono rifugiati e tuttora vivono.
 
Nella sua atroce solitudine, però, deve aver trovato conforto, almeno all’apparenza. Nonostante la dura osservanza del ramadan all’età di 71 anni, nonostante tutto ciò che le è capitato, ha sempre saputo trovare la forza di sorridere.
 
E di salutarci con le lacrime agli occhi; dopo una settimana di allegre chiacchierate, l’abbiamo lasciata di nuovo nella propria solitudine. La solitudine della guerra.
 
Ci vediamo il prossimo anno. Insciallà.

Copyright: L’ammazzacaffè

 

Just a game?

Ieri sera l’Iraq, campione d’Asia, ha giocato nella capitale Baghdad per la prima volta dopo la guerra del 2003. Spalti strapieni, entusiasmo irresistibile, tifosi assiepati a bordo campo proprio come succedeva da noi ai tempi dell’Inter di Herrera o del Milan di Rocco.
Era solo un’amichevole, ma il boato dopo ognuno dei quattro gol della squadra di casa valeva quanto una coppa del mondo. A confronto, la torcida brasiliana è un club di gentiluomini del Rotary di Wimbledon, impegnati in una sfida di Bridge.
 
Di fronte alla corruzione di funzionari e politici, alle divisioni religiose e tribali, allo stillicidio di attentati, alla inevitabile occupazione americana, il calcio, codice universale della passione sportiva, rimane il collante più forte in una nazione in bilico.
 
Noi, che di unità e orgoglio nazionale non brilliamo dai tempi del proverbiale Francia o Spagna, l’importante è che se magna, lo sappiamo benissimo. E infatti il tricolore, timidamente stipato in scantinato per 23 mesi, fa capolino solo nel giugno degli anni pari per sostenere gli azzurri ai campionati europei o mondiali.
Per questo propongo una versione aggiornata del detto:
 
Francia o Spagna, l’importante è che ce fate vince er mondiale.

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Le antiche origini della Casta

Incredibile, ma vero. E’ il trafiletto che ho trovato in una vecchia prima pagina del Resto del Carlino. Era giovedì 19 maggio 1887. Esisteva l’impero ottomano e gli inglesi erano ancora una superpotenza mondiale. In quell’anno, per intenderci, Giuseppe Verdi (”Viva VERDI, Vittorio Emanuele Re D’Italia) presentava la prima di Otello alla Scala e nasceva a Pietrelcina Padre Pio.

Eppure i nostri Onorevoli già disertavano le aule parlamentari.  Molto più tardi avrebbero capito come risolvere il problema: sarebbero arrivati i pianisti, non per comporre melodie, ma per truffare l’elettore. In un colpo solo, ecco un voto raddoppiato per un numero legale dimezzato.

“E c’aggia fa? Tando song’ Onorevole!“

Copyright: L’ammazzacaffè

 

Venghino, dietrologi, ché qui c’è il vino buono

Passata l’emozione per la morte di Micheal Jackson, i complottisti (categoria che vive una nuova giovinezza con internet) cominceranno a proporre le più improbabili teorie cospirative: “l’hanno avvelenato i familiari per papparsi l’eredità”, “si è ucciso perché troppo dispiaciuto per la morte di Farrah Fawcett”, “prima di schiattare l’avevano rapito gli Ufo” e così via.

E tra una decina d’anni, i suddetti segnaleranno i tradizionali avvistamenti post-mortem riservati agli idoli (”mica è morto, voleva solo scappare da Los Angeles e non farsi vedere più. Così ha fatto morire un suo sosia”).

Probabile la segnalazione del King of pop in Argentina, dove sarà andato a vivere in un bilocale in subaffito.

Il suo coinquilino? Elvis Presley, of course.

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La bullet tax

“Volete il corpo di vostro figlio di 19 anni morto negli scontri? Tirate fuori 3.000 euro, serviranno a coprire i costi sostenuti per contrastare i manifestanti”. Questo hanno detto con infinita sfacciataggine le autorità di Teheran a una famiglia che era arrivata all’ospedale per recuperare il cadavere del figlio, ucciso per caso mentre tornava a casa, perché, assicurano i familiari, “non gli interessava la politica”. Alla fine, di fronte alle rimostranze del padre (”reduce della guerra contro l’Iraq”) , i funzionari hanno desistito e consegnato alla famiglia le spoglie del ragazzo addirittura aggratise, purché “non si tenessero i funerali a Teheran”.

A riferirci questa incredibile storia è il Wall Street Journal grazie al suo corrispondente Farnaz Fassihi.

Copyright: L’ammazzacaffè

 

Squadracce iraniane

Squadracce iraniane
Da ieri molti sostenitori di Ahmadinejad, organizzati da veri squadristi, minacciano e aggrediscono, bastone alla mano, tutti quelli che protestano contro le probabili irregolarità del voto.
Nemmeno le donne vengono risparmiate, come possiamo notare qui sotto. Con disgusto.

 

 

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